Viareggio: Il Super Cinema, il Caffè Savoia e Guglielmo Marconi…di Francesco Fiorini

Tra la spiaggia e la passeggiata di Viareggio, quasi sulla sponda del molo, si erge (ora) il Caffé Liberty. La storia dell’edificio segue le alterne vicende della passeggiata, prima baracca in legno poi, dopo l’incendio, la sua ricostruzione secondo lo stile architettonico degli anni 20 (liberty).

Ma partiamo dall’inizio: nel 1870, sul terreno demaniale marittimo, dietro concessione, nasce il ristorante “Al Mare”, realizzato interamente in legno in linea con le normative dell’epoca che imponevano, lungo la costa, la costruzione di strutture facilmente amovibili in caso di guerra.         

       

Viareggio paga questa imposizione con due incendi verificatisi nel 1917 e nel 1919 che distruggono tutti gli edifici di gran parte della passeggiata.             Questi due gravi episodi sono i motivi che spingono l’amministrazione dell’epoca a convocare in una riunione tutti i proprietari degli edifici della passeggiata, ordinando loro di ristrutturare i locali con opere in muratura.  Così dal 1920 al 1930 nasce la passeggiata come la conosciamo oggi.  L’unica struttura in legno rimasta è la facciata del “Martini” appoggiata su delle mura di mattoni.  Era il momento dello stile liberty che l’architetto Alfredo Belluomini seppe imprimere cosi efficacemente alla citta di Viareggio.                                       

 E’ in questo clima di fervore stilistico che nel 1925 i proprietari del ristorante “Al Mare” decidono di costruire in muratura il cinema teatro “Supercinema” seguendo i canoni architettonici in voga. Il 15 giugno del 1929 si inaugura il cinema teatro “Supercinema” e il “Caffe Savoia“, maestosa vetrina del teatro posta direttamente sulla passeggiata.  La sala del teatro si sviluppa su due piani; il piano superiore ospita i primi posti, all’epoca i piu’ esclusivi, mentre il piano inferiore prevede la suddivisione in secondi e terzi posti, questi ultimi a ridosso del palcoscenico. Lo stile liberty conferisce all’ambiente un’eleganza ed una armonia particolari.  

Ancora oggi è possibile ammirare i disegni, gli stucchi, le plafoniere e le decorazioni ad opera del Chini, famoso maiolicista.  Fino alla seconda guerra mondiale il teatro vive un periodo di splendore: nel 1932 il debutto di Totò, negli anni 1936 e ’37 Edoardo Bianco, “Il Re del Tango” con la sua orchestra, le prime di spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche con i più noti personaggi dello spettacolo. Nel 1945, il “Caffé Savoia” viene danneggiato dall’esplosione di una bomba assieme a gran parte degli edifici della passeggiata. Le plafoniere del Chini vengono messe in salvo prima della distruzione, dai proprietari, preoccupati di preservare tali decorazioni. Il periodo anteguerra è il momento di massimo splendore del locale, ritrovo di artisti e personaggi quali Guglielmo Marconi di cui ricordiamo la sua abitudine di fare colazione al proprio tavolo del Caffé Savoia, una volta sceso dallo Yacht Elettra, ormeggiato al molo vicino.  Uno degli avvenimenti più importanti dell’estate viareggina era, infatti, l’arrivo di Guglielmo Marconi con il suo yacht Elettra, la «candida nave che naviga nel miracolo e anima i silenzi aerei del mondo» come la descrisse il sommo Vate Gabriele D’annunzio.  Il grande inventore nell’autunno del 1911, si trovava vicino Pisa per effettuare alcuni esperimenti di trasmissione via etere. Lo scienziato, che doveva controllare l’andamento dei lavori, decise di stabilirsi per alcune settimane nella nostra città, e prese alloggio in un piccolo albergo vicino alla spiaggia. Viareggio piacque moltissimo a Marconi il quale descrisse la bellezza del luogo alla moglie, l’inglese Beatrice O’Brien. Viareggio sembrava attrarre Marconi, sia «…per gli agi che la città donava…», sia per la calda ospitalità dei viareggini, come l’illustre scienziato dichiarò in una lettera del luglio 1932, indirizzata al podestà Francesco Salviati: «…Da parte mia ( scriveva lo scienziato premio Nobel ) posso assicurarLa che i miei soggiorni viareggini sono invariabilmente piacevolissimi, ed a questo contribuisce non poco la buona accoglienza di cui vuole onorarmi la popolazione». L’attaccamento che Marconi aveva nei confronti di Viareggio è provato anche dai suoi autorevoli interventi per la risoluzione di alcuni problemi cittadini come, ad esempio, quello importante della rivendicazione della pineta di Levante, posseduta dalla casa Borbone-Parma, interessandosi presso le autorità di Governo perché venissero «…riconosciuti prontamente i giusti diritti e titoli del Comune di Viareggio a che gli sia restituita quella proprietà che, toltagli in passato per dotarne la famiglia Arciducale, se ridevoluta alla città di Viareggio, ne sarebbe corona e completamento perfetto».

L’ inventore aderì entusiasticamente anche all’iniziativa per l’erezione del Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale: il 20 settembre 1921, lo vediamo a palazzo Paolina per visitare la mostra dei bozzetti delle opere partecipanti al concorso bandito dall’Amministrazione comunale. Egli commentò, discusse, criticò e svelò le sue preferenze per due lavori ed offrì, per la realizzazione, un contributo di 100 lire «…affinché Viareggio (come dichiarò) possa vantare un grande e valido monumento degno della tradizione marinara e patriottica della gente viareggina».

In una cronaca del settembre 1924 sono annotati alcuni gustosi momenti di vita mondana trascorsi dallo scienziato a Viareggio: «Alto, magro, con una faccia asciutta e rasata, vestito di turchino o di bianco, con in capo un berretto bianco da ufficiale di marina, Marconi lo si può scambiare per un pacifico turista inglese in vacanza: tutte le mattine, verso le undici, viene a prendere il bagno di fronte all’hotel Moderne. Marconi in costume da bagno non è precisamente un Apollo. Poi la gente viareggina ha avuto occasione di vedere quasi ogni giorno l’illustre uomo a sgranocchiar pasticcini in uno dei più eleganti tea-room della spiaggia (Caffè Savoia), o la sera al Kursaal o al Royal, dove pilota alcune signore e signorine inglesi sue amiche, molto amanti del ballo e dove egli stesso, appassionato ballerino, non sdegna di mostrarsi anche nell’esercizio di questa attività poco scientifica. Non dico che balli bene, ma vedere un senatore, che si chiama per giunta Marconi, danzare il fox-trot, non è uno spettacolo molto comune. I contatti di Marconi con la colonia bagnante di Viareggio sono culminati l’altra notte con una piccola festa di ballo a bordo dell’Elettra. L’orchestrina del Kursaal rallegrava la festa, che si è svolta sul ponte, al lume delle stelle, in una calma notte paradisiaca: gli invitati ballavano, sorbivano bibite ghiacciate e gustavano squisite ghiottonerie. Intorno era il mare, immenso e oscuro…

Nel frattempo, Guglielmo Marconi si era separato dalla moglie Beatrice, e nell’aprile del 1925 conobbe la futura moglie.  Marconi si incontrava con Maria Cristina ovunque poteva, sulla spiaggia o nel piccolo ristorante Savoia, dove egli sceglieva sempre un tavolo vicino a quello della donna desiderata, maturò l’amore, che si concluderà, nel 1927, con un matrimonio.  

Dopo la nascita della figlia, Elettra, la signora Marconi continuò a venire a Viareggio con la bambina.  Da un documento (si tratta della richiesta del passaporto per la piccola Elettra e per la sua istitutrice, Antonia Tondini, stilato a Viareggio il 27 novembre 1934 e indirizzato alla Questura di Lucca), possiamo dedurre che la bambina soggiornasse nella nostra città anche nel periodo invernale. Infatti, nella domanda si legge che «Marconi Elettra è residente, di fatto, a Viareggio».   

Il 1937 fu l’anno della catastrofe. Verso il mezzogiorno del 19 luglio, Marconi andò ad accompagnare alla stazione la moglie, in partenza per Viareggio, carica di regali per la figlioletta che, l’indomani, avrebbe festeggiato il settimo anno di età. Alla sera, Marconi cominciò a manifestare alcuni allarmanti sintomi al cuore, già da qualche tempo malato, ma egli, pur con grande difficoltà, volle egualmente sedersi alla scrivania per compilare il testo di un telegramma d’auguri di buon compleanno per Elettra.

Quel telegramma non arrivò mai a Viareggio.  Le condizioni del grande scienziato erano peggiorate: alle ore 3,45 antimeridiane del 20 luglio, un violentissimo attacco d’angina stroncò la vita di Guglielmo Marconi.  Quando la radio annunciò la morte dell’illustre personaggio, tutto il mondo pianse, ma il cordoglio dei viareggini fu certamente più vivo e sentito.  

Essi non avrebbero più veduto l’Elettra dar fondo nelle acque della loro spiaggia, né l’elegante signore, «…alto, magro, vestito di turchino o di bianco con in capo un berretto bianco da ufficiale di marina».    Due mesi prima della sua scomparsa, il Comune di Viareggio aveva deliberato di conferire a Guglielmo Marconi la cittadinanza onoraria ed aveva offerto gratuitamente ad Elettra un appezzamento di terreno situato sul viale Carducci, perché vi fosse costruita una villa.

Francesco Fiorini (Ass.Promo-Terr)

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