Il Piave mormorò”Non passa lo straniero”..di Francesco Fiorini

Tutti ci troviamo concordi nel ritenere importante la difesa della storia di un popolo, allora mi chiedo come mai nel nostro paese si è potuto impunemente permettere di declassare una festa, che ha riportato all’Italia terre che fin dal risorgimento sognavano ed ambivano ad essere italiane? Terre di cultura e lingua profondamene italiane. Terre per le quali nei secoli sono morti tanti giovani che volevano un Italia unita e Sovrana. In questi giorni si festeggiava come ricorrenza nazionale “La festa della Vittoria e delle Forze Armate”, una data importante per l’Italia uscita vittoriosa dalla prima Guerra Mondiale, ricordiamo quello che avvenne il 3 novembre 1918: centodue anni fa, stava per concludersi la Grande Guerra, nel pomeriggio dello stesso giorno venne firmato l’armistizio a Villa Giusti (vicino Padova) tra le forze armate dell’Impero Austro-Ungarico e quelle del Regio Esercito Italiano, le nostre truppe entravano nei territori di Trento e Trieste, la valenza del trattato di pace sarebbe partita dalle 15.00 del giorno dopo, questo lasso di tempo di 24 ore si rendeva necessario per comunicare ai sottoposti la notizia e le disposizioni: uno squillo di tromba segnerà ufficialmente la cessazione del conflitto.

Era già da giugno del 18, che le sorti del conflitto erano cambiate in nostro favore: in quella data l’Esercito austro-ungarico aveva pianificato una massiccia offensiva sul fronte italiano; ma l’attacco, che in seguito Gabriele D’Annunzio chiamò  “battaglia del solstizio” (15 giugno – 6 luglio 1918), si era infranto contro la resistenza opposta dall’Esercito Italiano sulla linea del Pasubio, del Grappa e del Piave . L’operazione fallita, era stata l’ultima possibilità per gli Austriaci di modificare il corso della guerra e, non riuscendo nello sfondamento che avrebbe consentito l’accesso alla pianura padana, le forze dell’Impero austro-ungarico si trovarono talmente logore da non potere opporre una resistenza alla controffensiva italiana.

Questa iniziò il 24 ottobre e prese il nome di battaglia di Vittorio Veneto.

Dopo tre giorni di lotta, le sorti dell’attacco condotto dalle truppe italiane erano tutt’altro che decise, sia sul monte Grappa che sul Piave dove la prevista testa di ponte non era ancora salda quanto auspicato. Ma l’ordine di contrattacco austriaco non venne messo in atto per il rifiuto dei reggimenti cechi, polacchi ed ungheresi a parteciparvi: molte unità gettarono le armi “in una sorta di Caporetto alla rovescia” (tra il 24 e il 29 ottobre, quando si svolge la parte più accanita e sanguinosa della battaglia, i reggimenti austro-ungarici di prima linea resistono con le unghie e con i denti sia sul Grappa che sul Piave. Solo in un secondo momento le truppe di rinforzo si rifiuteranno di andare al macello in nome di un Impero che sembrava già dissolto).

Il generale Enrico Caviglia a quel punto ordinò l’avanzata della Ottava armata italiana che passò il Piave a Susegana, con la cavalleria lanciata all’inseguimento degli austro-ungarici in rotta che terminerà appunto a Vittorio Veneto: la sera del 28 ottobre 1918; le conseguenze di questo sfondamento obbligarono anche la Sesta armata austriaca ad abbandonare il monte Grappa ed unirsi alla fuga generale.

Questa ultima battaglia della Grande Guerra portò alla resa incondizionata dell’Impero Austro-Ungarico, adesso era necessario acquisire i territori contesi previsti dal Patto di Londra del 1915 con il quale l’Italia definiva l’alleanza con la Francia e l’Inghilterra, ma tutto si sarebbe giocato a Versailles, dove tutte le potenze vincitrici avrebbero giocato l’ultima carta di questa partita mortale. Il Trattato aveva l’ambizioso scopo di ridisegnare la carta complessiva d’Europa, ma in realtà pose più problemi di quanti ne risolse: la Germania venne umiliata, ma i pilastri della sua potenza economica e militare non vennero affatto cancellati, ma anche l’Italia fu profondamente delusa dagli esiti delle trattative, tanto che nel Paese s’iniziò a parlare di vittoria mutilata.

Questo sentimento di delusione crebbe fino ad arrivare alla prima ribellione dell’esercito italiano della storia, il 12 settembre del 1919 diversi reparti si ammutinarono seguendo il Comandante nell’impresa di riportare il tricolore nella città autonoma!

Lasciamo l’impresa di Fiume ed il nostro Vate ad un altro capitolo della Storia Patria, ritornando a ciò che successe nei giorni del 3 e 4 novembre del 1918, giorni da onorare perchè consentirono agli italiani di rientrare nei territori contesi agli austriaci, e portare a compimento il processo di unificazione nazionale iniziato in epoca risorgimentale. Una unificazione non solo territoriale, ma anche politica, infatti la guerra aveva unito in maniera profonda il popolo italiano, che si sentì parte di un unicum, di uno stato, in sintesi di una Patria. Un anniversario patriottico e del risorgimento compiuto, con l’unione di terre italiane alla Madre Patria. Si compie il Risorgimento. Ma è Risorgimento di popolo, a differenza di quello borghese ed elitario del 1861. E’un Risorgimento alla cui costruzione concorrono movimenti diversi uniti da un unico sentimento: quello dell’Amor di Patria!

Un sentimento questo positivo, negato o bistrattato nel secondo dopoguerra, in quanto l’amor di patria con i suoi gesti eroici a volte estremi, richiamavano dei valori che il fascismo aveva fatto propri.

Durante la stagione dei movimenti di protesta degli anni sessanta e settanta la festa delle forze armate è andata incontro a contestazioni di natura politica, veniva contestata da parte della sinistra militante l’istituzione militare in quanto tale e la Festa della Vittoria ne rappresentava la sua rappresentazione, erano gli anni nei quali il tricolore veniva bruciato nelle piazze e non esposto alla finestra, il governo di allora guidato nel 1975 da Giulio Andreotti (con l’appoggio esterno del Partito Comunista) declassò il 4 novembre a festa mobile, determinando così l’oblio per questa ricorrenza.

Francesco Fiorini (Ass.Promo-Terr)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *