La Risonanza..di Marco Polloni

Con il presente articolo intendo rispondere brevemente alla domanda relativa all’applicazione del principio fisico della risonanza in orologeria, sia a pendolo che a bilanciere.
Per gli appassionati di orologeria il termine risonanza evoca, in prima istanza, orologi meravigliosi, raffinate creazioni meccaniche dedicate alla misura del tempo di precisione.
Come schematizzato con l’immagine di due diapason (vedi figura in alto a destra), il principio fisico della risonanza enuncia la caratteristica secondo la quale ogni corpo animato trasmette una determinata vibrazione nel suo ambiente; quando tale vibrazione viene captata da un altro corpo, questo ne assorbe l’energia e inizia a vibrare alla stessa frequenza.
Il primo è chiamato eccitatore, e il secondo è detto risuonatore.
Nell’esempio di cui sopra, vediamo due diapason uguali, nel senso che una volta percossi emettono la stessa nota alla stessa frequenza; messo in vibrazione il primo, il secondo risponde, fermando il primo il secondo continua ad emettere il suono.
In effetti la risonanza è una condizione fisica che si verifica quando un sistema oscillante viene sottoposto a sollecitazione periodica di frequenza pari all’oscillazione propria del sistema stesso.
Fu lo scienziato olandese Christian Huygens (fisico, matematico e orologiaio, autore di un importante libro: L’Horologium Oscillatorium) il primo a studiare il fenomeno della risonanza dei
pendoli; nel 1665 fece una scoperta, egli si accorse che due orologi a pendolo appesi ad un’unica trave, mostravano un strano fenomeno: i pendoli che oscillavano in direzioni opposte (in controfase) mantenevano un identico periodo oscillatorio, ossia scambiandosi reciprocamente energia tendevano a correggersi l’un l’altro, mantenendo la stessa frequenza senza errore.
Necessariamente i due pendoli devono avere identiche dimensioni e requisiti, ragion per cui una volta fatti partire con le fasi opposte ognuno elimina gli errori dell’altro.


A mettere in pratica questo particolare principio fisico fu il francese Antide Janvier; tale genio dell’orologeria ebbe l’idea di costruire due movimenti completi, ognuno con pendolo e proprio
scappamento, collocati su una piastra comune, uno accanto all’altro (vedi il grande orologio regolatore a sinistra). Intorno al 1780 Janvier costruì tre regolatori di precisione a risonanza,
purtroppo però, nonostante tutti i geniali e affascinanti artefatti, l’ingegnoso artefice non essendo altrettanto abile nel gestire le proprie potenzialità e finanze, praticamente la sua genialità non comprendeva la capacità imprenditoriale, fu costretto a vendere tutti i suoi beni, le attrezzature, i suoi movimenti, libri, elaborati tecnici dei suoi capolavori, e ad acquistare il tutto fu un altro grande genio dell’orologeria, storicamente il più conosciuto dei grandi geni, ossia: Abraham Louis Breguet, che a differenza di Janvier, oltre che essere autore di capolavori e innumerevoli innovazioni, tutt’oggi utilizzate, che portano il suon nome, sia in senso tecnico che stilistico, era anche un abile imprenditore.
Infatti fu proprio Breguet a realizzare e vendere a Luigi XVIII, re di Francia, il regolatore a risonanza oggi conservato al Musée Des Arts Et Mètiers di Parigi; poi un altro regolatore al re di
Inghilterra Giorgio IV, conservato a Buckingham Palace, ed inoltre realizzò, per gli stessi sovrani, l’unico modello da tasca (vedi foto in basso a destra) basato sul principio fisico della risonanza. Un orologio doppio con due identici scappamenti ad ancora, con bilancieri compensati a due braccia e viti incassate, spirale libera (senza racchetta di regolazione), sospensione paracadute; ogni scappamento è ingranato da un proprio rotismo con un proprio bariletto motore, quadrante guillochè, grandi secondi centrali per il quadrante di destra, piccoli secondi alle 12 per quello a sinistra, cassa in oro del diametro di 60 mm, firmato Breguet et Fils.
Dunque, per concludere, abbiamo un passaggio dalla risonanza dei pendoli alla risonanza dei bilancieri su un grande orologio da tasca; colui che invece ha tradotto in chiave contemporanea, studiando una soluzione per un cronometro a risonanza da polso, elevandolo al grado di marchio di fabbrica è Francois – Paul Journe, a partire da un prototipo del 1983 per arrivare, dopo una ventina d’anni al primo Cronomètre a Rèsonance, come risultato di una importante sfida relativa all’orologeria da polso.

Prof. Marco Polloni

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