Inaco : il cantore della povera gente… di Alessandro Salvati

“Le lapidi in memoria dei morti servono ai vivi per non dimenticare che ci sono stati grandi uomini che sono da esempio a tutti. Io ne conoscevo uno, si chiamava Inaco, ed era di Viareggio” estratto da un racconto di Gabriele Levantini su Inaco Biancalana (che pubblicheremo a breve) come incipit al ricordo di Salvati.

Scrivo volentieri su Inaco Biancalana, che è stato uno dei tre grandi pittori Viareggini che ho conosciuto e frequentato: Serafino Beconi, che è stato il mio maestro elementare, Inaco e il maestro Giorgio Michetti, di cui sono stato allievo. 

Inaco l’ho conosciuto da ragazzo ed un giorno capitai nel suo studio dove lo vidi comporre uno dei suoi celebri disegni a carboncino. Rimasi molto impressionato da quella tecnica, e siccome il disegno era uno dei miei hobbies, per anni ho usato solo il carboncino per ritrarre volti di donne, di pescatori e di bambini. Insomma Inaco è stato il mio ispiratore. Poi ho avuto la fortuna di rincontrarlo perchè era amico di mio padre Antonio, ufficiale alla capitaneria di porto.

 Ed un giorno partecipammo insieme ad una gita ed ebbi modo di stare a contatto con lui per tutto il giorno, con il suo tipico basco e il pizzetto bianco, anche nell’aspetto era un vero artista.

Altra fortuna è stata quella di conoscere suo figlio Giuseppe che abita a due passi da casa mia al campo di Aviazione. Lui mi ha accompagnato nello studio di Inaco in darsena ad ammirare le numerose opere presenti e ne rimasi folgorato. Inaco come Viani, sono quei personaggi che nascono così, destinati già ad essere grandi artisti. Entrambi Viareggini, autodidatti, cocciuti e perseveranti e, guarda caso, entrambi garzoni di barbiere.

Cantori entrambi della povera gente, povera ma così ricca nei loro quadri, quasi un riscatto sociale che se non poteva attuarsi nella vita almeno viveva per sempre nelle loro opere. Entrambi spesso squattrinati a vendere quello che realizzavano per un tozzo di pane. Ho visto con i miei occhi in una casa di una maestra viareggina che faceva lezione al figlio di Viani, tante sue opere date in cambio per quello.

Erano così ribelli, ma convinti fino in fondo della loro arte e consapevoli che il mondo prima o poi avrebbe riconosciuto il loro valore. Io di Inaco posseggo il disegno di una donna con bambino,e spesso mio ci soffermo per cogliere le infinite sfumature che sprigiona in tutta la sua umanità. Inaco è stato un innamorato della sua Viareggio, che non ha mai voluto abbandonare, nonostante le lusinghe arrivate anche dall’estero, ma questa non è stata una sua  debolezza, ma anzi la sua grandezza per aver trovato in Viareggio l’unico vero humus della sua arte.

Dr.Alessandro Salvati (Pres.U.C.A.I. Versilia)

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