Lucca, la sua Zecca e Carlo Magno

LA ZECCA DI LUCCA  650 – 1843                                              

Nella prima metà dell’ottavo secolo le cose cambiano radicalmente. Dalle 150 pergamene longobarde conservate nell’archivio Arcivescovile di Lucca, relative all’ultimo periodo di epoca longobarda, troviamo che la città è sede di Corte Regia e capitale di un Ducato, la Tuscia. Inoltre è anche una tra le cattedre vescovili più importanti d’Italia, da queste notizie possiamo certamente arguire che vi operasse un casta politica, amministrativa ed ecclesiastica di alto rango.

Questo è anche il periodo nel quale emerge il sistema curtense. Abbiamo diversi esempi di “curtes”, (grandi località fondiarie) localizzate nei dintorni di Lucca ed anche fuori dalla Tuscia, queste giocarono un ruolo determinante per l’approvvigionamento delle derrate alimentari della città.

Sempre dalle pergamene lucchesi veniamo a conoscenza della presenza di piccoli proprietari che acquistavano terre con moneta. Ovviamente queste persone sono indicate come chierici, artigiani, monetieri, negoziatori: tutta gente che aveva avuto possibilità di accumulare denaro. Queste persone avevano a che fare con i ceti dirigenti, burocrati, ecclesiastici e in particolare, la Corte Regia, dove sicuramente la moneta circolava facilmente. Altre testimonianze ci fanno sapere di come in Toscana, a partire dalla metà dell’ottavo secolo, si acquistassero beni con moneta nuova lucchese, segno tangibile che la circolazione monetaria esisteva.

Questa era la realtà della capitale della Tuscia al tempo in cui Carlo Magno, sconfiggendo Desiderio alle chiuse di Susa, divenne Rex Longobardorum

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Carlo Magno adottò la moneta longobarda: il tremisse aureo, sostituendo il nome di Desiderio con il suo. Questo era anche un sistema d’informare i longobardi attraverso la circolazione della moneta che, egli era il nuovo Re ed utilizzò le zecche longobarde, compresa quella di Lucca, per la battitura di dette monete.

Questa moneta è un esempio di propaganda e potere ed anche Lucca si uniformò a questo nuovo dominio franco e alle sue leggi. Le difficoltà di reperire oro in quantità rilevanti per battere moneta simile a quella longobarda, convinsero Carlo Magno a realizzare una riforma monetaria che potesse unire il suo regno con un’unica moneta. Considerato che l’Europa disponeva di una cospicua quantità d’argento, la riforma prevedeva che da una libbra d’argento fino, pari a circa 325 grammi, se ne ricavassero 240 denari che dovevano essere accettati nel commercio, nelle transazioni e da tutti i sudditi del suo impero, pena multe elevate e fustigazioni. Per quanto riguarda il denaro battuto a Lucca, vediamo sopra inciso il monogramma CAROLUS su due righe al dritto e al rovescio, il nome della città: LUCA.

Il potere di acquisto di questa moneta era pari a 12 pani di 300 gr cadauno; per un totale di kg 3,600. Considerato la piccolezza delle spighe dell’epoca che contenevano dai 4 a 5 chicchi di grano, si deduce il buon apprezzamento della moneta.

Continua…alla prossima puntata

Edoardo Puccetti (Storico)

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