Un altro modo di raccontare il “Piazzone”

Il mercato di Piazza Cavour, intitolato al grande statista piemontese per l’accordo con la Toscana, è stato sempre per i viareggini “ Il Piazzone”, cioè uno spazio molto grande, il più grande di Viareggio. Piazza, nella sua accezione del termine, deriva dal latino Platea, via larga che si apre in un tessuto urbano, abbellita da costruzioni importanti, luogo di ritrovo e di riunione dei cittadini, costituendo non di rado il centro della vita economica e politica della città.  Alfredo Belluomini è stat

o il progettista ed ha proposto, come di suo consueto, lo stile neoclassico all’intero complesso architettonico, circondato da platani.  Scrive Mario Tobino che lì abitava e i suoi avevano la farmacia:

“Il Piazzone” perché era una grande piazza contornata di platani, quadrata. E i platani per la spiaggia, per la rena, umida che naturalmente c’è sotto fioriscono molto, diventano robusti e grossi a Viareggio. E sicché pieni di fronde e al tempo della nascita degli uccellini, un gridio la sera straordinario. In questa grandissima piazza c’era un unico prato verde e lì era il nostro regno.”

 

Alfredo Belluomini è ingegnere e anche architetto dopo aver conseguito il diploma di laurea in architettura all’Accademia di Brera.  E’ il progettista del Gran Caffè Margherita, dell’Hotel Liberty e del Bagno Balena e da questi progetti si comprende come avesse dimestichezza con vari stili perché se i primi due hanno connotazioni liberty, nel bagno Balena dà una dimostrazione di eclettismo dove elementi  e decorazioni cricordano le tende in un omaggio al mondo arabo. Differente invece il mercato di Piazza Cavour dove c’è il più rigoroso segno neo classico. Pilastri, capitelli, architravi fregi e cornici incorniciano rettangoli aurei dove s’inscrive la spirale di Archimede, la sezione mediana del nautilus, il volo che compie il  falco pellegrino quando vuole ghermire la sua preda. Il rettangolo aureo, così bello a vedersi, usato in tutte le finestre dei palazzi fiorentini, elegante nelle sue proporzioni, perfetto come solo sa fare la Natura.  Nei capitelli vi sono volute corinzie che presentano frutti nel loro interno e sui fregi vi sono dei tondi con dei fiori stilizzati con otto foglie, un tocco di gentilezza dentro la possibile austerità dello stile neo classico.

Il piazzone il cui progetto è del 1924,  a lavori ultimati è costituito da: un edificio negozi, due tettoie per i banchi fissi, una pescheria. Commercialmente non ha le caratteristiche dei negozi esclusivi della passeggiata a mare, ma vi si trova tutto compresa la frutta e gli ortaggi che qui si trasferiscono dal mercato di Piazza Pinciana.

Per rompere la monotonia dell’insieme, viene progettata la pescheria, un edificio ottagonale ( otto è un mumero ricorrente nelle decorazioni del Belluomini) di bellezza esclusiva. I banchi di bianco marmo, con una piccola acquatura per il deflusso delle acque di lavaggio per la pulizia, supportati da muretti. Per noi ragazzi questo era un posto magico, il pomeriggio quando ci andavamo, inevitabilmente scivolavamo in quel pavimento lavato, di piccoli tozzetti rossi di mattonelle e puzzavamo di pesce per tutto il giorno. 

Spazi chiusi e spazi aperti, loggiati come nelle tradizioni rinascimentali dove i fruitori potevano tranquillamente andare senza bagnarsi anche nei giorni di pioggia.  Un Centro Commerciale ante litteram, dove non mancava nulla ma più che altro si poteva respirare  quell’aria di eleganza, di percepire la bellezza dell’architettura. Era pieno di odori e di sapori, dal baccalà di Natale, dalle olive in grandi botti, dai formaggi, esposti già fuori dai negozi, sul loggiato. Il mercato prende un grande impulso tanto che viene permesso che ambulanti portino le loro mercanzie con carretti di legno, spesso coperti da un piccolo tetto e con i gambi posati per terra, una volta trovata la locazione.

Oreste Paltrinieri,  dal fisico minuto, pittore di Verona, dipinge tanti scorci del mercato, pieni di gente dagli abiti rossi e azzurri, dipinti che vende a basso prezzo, subito dopo la loro esecuzione.  

Ma da qui accade qualcosa di irreparabile secondo il concetto  che “ non c’è nulla di più definitivo di un elemento provvisorio” sicché questi carretti  che in viareggino diventano “ caretti” perché noi eliminiamo le “erre” diventano fissi. A poco a poco vengono autorizzati orribili manufatti prima in legno, poi in lamiera con le serrande da chiudere per la notte, anche senza un ordine di sistemazione, a casaccio, sparsi nel mercato e che nascondono la bellezza di quella primitiva bellezza neoclassica.

Poi, negli anni 90, la demolizione della pescheria perché era piena di umidità e si era pensato, visti gli alti costi di ristrutturazione architettonica, di abbatterla per costrurci più tardi un elemento completamente slegato come segno architettonico, nientemeno un manufatto in ferro e vetro con presunte reminiscienze liberty con un ricordo di questo stile vago e remoto, tanto per usare un eufemismo. Va così la storia della città, prima si compiono i danni e poi ci si pente, quando è troppo tardi.

Angelo Dionigi Fornaciari (Architetto)

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