Dai longobardi, ai franchi: Lucca ed il Sacro Volto

L’arrivo dei franchi a Lucca produsse un’importante cambiamento nella proprietà fondiaria.

Le terre riconducibili alla Corte Regia e ai Duchi (comprese le rispettive famiglie, vista l’eredità della carica) erano, di fatto, soggette a confische ed assegnate agli amministratori franchi “vassi” imperiali. La confisca poteva essere estesa a tutti coloro che in qualche modo ostacolavano l’operato franco, perciò le famiglie longobarde si posero il problema di come mettere al riparo le loro proprietà, una valida soluzione fu donare i loro possedimenti alla Chiesa.

Di fatto le gerarchie ecclesiastiche erano nelle loro mani, era sufficiente mantenerne il controllo per continuare ad avere il dominio sulle proprietà fondiarie. Si pensi che il primo vescovo di Lucca di origine franca (probabilmente) fu Berengario, insediatosi nell’anno 837, ben 63 anni dopo la fine del regno longobardo. I terreni si donavano al vescovato, ai monasteri esistenti oppure se ne fondavano di nuovi, dotandoli e affidandone la conduzione ai figli o parenti, dopo averli inquadrati nella gerarchia ecclesiastica come monaci, chierici o presbiteri. Non vigendo ancora l’obbligo del celibato, questi si sposavano e trasmettevano la loro carica e dunque la conduzione di queste singolari entità ecclesiastiche ai figli. Il potere della Chiesa e del vescovato lucchese iniziò ad aumentare considerevolmente e poiché si basava su un vastissimo patrimonio fondiario, si impose ben presto una organizzazione, non solo in termini religiosi, ma anche economici amministrativi.

Questa necessità portò alla definitiva affermazione dell’istituzione pievana tipica dell’Italia settentrionale. Il problema dell’evangelizzazione delle campagne aveva portato a suddividere le Diocesi in una serie di entità territoriali più piccole, al centro delle quali c’era una chiesa detta pieve (dal latino plebs, popolo). Solo questa possedeva il fonte battesimale, qui venivano istruiti i nuovi sacerdoti e da qui partiva l’opera di evangelizzazione della popolazione rurale. Ovviamente tutte le pievi erano soggette al vescovo e da esso dipendevano tutti i beni vescovili che ricadevano nel loro territorio.

Se all’inizio nacquero per un esigenza di evangelizzazione, ricopiando probabilmente a grandi linee le giurisdizioni amministrative della campagna di epoca longobarda rette dai “gastaldi e sculdasci”, alla fine divennero veri e propri centri di potere, attraverso i quali il vescovato controllava di fatto tutto il territorio. Ma le famiglie longobarde continuarono ad avere molto peso nelle cariche amministrative. Gli amministratori franchi occupavano solo le cariche più alte e non avevano vita facile. I benefici regi erano scarsi e per costruire un patrimonio di terre, erano costretti ad acquistarle poiché nessuno gliele concedeva a livello gratuito.

Nella seconda metà del VIII secolo, nella città di Lucca, avvenne un fatto estremamente importante. La comparsa di un crocifisso ligneo, appellato ben presto, Sacro Volto o Santo Volto. Secondo le testimonianze del monaco Leobino, il più antico storico informato sui fatti, narra che sia stato scolpito da un seguace di Gesù Cristo, certo Nicodemo che ne conosceva bene le sembianze. Scrive ancora Leobino, quando nelle terre culla del Cristianesimo scoppiò la furia iconoclasta, il simulacro venne caricato su una barca priva di equipaggio nel porto di Giobbe e abbandonato in mare aperto. Dopo una lunga navigazione giunse nel porto di Luni e da qui, dopo un accanita disputa tra lucchesi e abitanti di Luni, arrivò a Lucca dove si conserva tuttora.

Per il vescovo di Lucca esporre il primo simbolo del Cristianesimo e offrendo la visione del vero volto del Cristo, fu un arma vincente nel processo di evangelizzazione delle popolazioni, dove continuavano a sopravvivere molte forme di paganesimo. Ben presto la storia del Volto Santo cominciò a circolare oltre i confini di Lucca e rapidamente, grazie ai mercanti e pellegrini che transitavano sulla via francigena, diffusero la notizia che nella città di Lucca si poteva venerare la Vera Immagine di Cristo Nostro Signore, Lucca diventò una tappa fondamentale per tutti i pellegrini provenienti dal nord Europa che si recavano a Roma per pregare sulle tombe dei Santi Pietro e Paolo.

Il culto del Volto Santo creò importanti risvolti economici per il vescovato. Contribuì alla nascita di una serie di attività basate sull’accoglienza turistica, gli “hospitales” (i moderni bed & breakfast), osterie ecc. per agevolare il flusso dei pellegrini sempre in costante aumento.

croce del pellegrino croce da una moneta

Con l’incremento demografico le nuove attività, non più a livello locale ma internazionale, la moneta lucchese che circola in quantità, fa emergere una dimensione europea della città di Lucca, in grado di avere contatti con tutta la Cristianità.

immagine di copertina: dipinto di Angelo Dionigi Fornaciari x Lucca Medievale (organizzazione Promo-Terr)

Edoardo Puccetti (storico lucchese)

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