FUTURISMO / BERGSONISMO…di Marco Polloni

Con l’introduzione, nella scienza, del concetto di relatività, Einstein mette in crisi la tradizionale nozione newtoniana di spazio-tempo assoluti.
Introducendo il concetto di relatività, dobbiamo tener conto di due scritti di Einstein, quello del 1916 sulla relatività generale che si occupa della forza di gravità; e quello della relatività
ristretta
del 1905, a cui facciamo un lieve e superficiale riferimento.
Come sappiamo, i sensi sono ingannevoli, i binari della ferrovia ci appaiono convergenti, ma noi non confondiamo la sensazione con la realtà; la relatività, detta in parole molto povere, agisce un po’ in modo analogo, scarta ciò che dipende dal punto di vista e trattiene ciò che rimane come costante. La teoria della relatività afferma che la velocità dell’osservatore influisce sullo spazio e sulla percezione del prima e del dopo, ragion per cui anche il tempo non può essere universale.
Einstein è partito dal fatto che la velocità della luce, è sì elevata (circa 300.000 Km al secondo) ma non è infinita.
Le velocità, che noi sensibilmente misuriamo, dipendono dalla nostra stessa velocità, la velocità di un auto in sorpasso dipende dalla velocità dell’auto sorpassata.
La velocità della luce non varia è in ogni caso sempre costante ciò che varia, rispetto alla costanza di tale velocità è lo spazio e il tempo; per esempio, se da un punto fisso sulla terra fosse possibile osservare gli astronauti su un razzo, vedremmo questi muoversi al rallentatore, mentre gli oggetti si accorcerebbero lungo la direzione del moto.
In quegli stessi anni anche la filosofia riprese le riflessioni su tali temi; Bergson in particolare, pose attenzione al concetto di tempo distinguendo due diversi approcci:
1) il tempo della scienza, gode della proprietà di essere oggettivo, esterno e indipendente dal soggetto umano; per tale tipologia di temporalità, ogni momento è sempre uguale agli altri
momenti.
2) il tempo della vita, ossia quello concretamente vissuto dagli individui; questo è un tempo essenzialmente qualitativo, denso di significato, con un sapore particolare per il soggetto che lo
vive. Bergson dunque introduce in filosofia il concetto di tempo come durata.
Il tempo come durata è psicologico, è il tempo dell’esperienza della vita, quindi è soggettivo e non separabile dalla memoria, non può essere separato dal tempo passato e dall’anticipazione del futuro; per cui è una durata, un intervallo variabile per la coscienza che lo vive.
Dunque ponendosi su una linea di integrazione tra Fenomenologia ed Esistenzialismo, la riflessione di Bergson ebbe un notevole impatto sul mondo della cultura in generale e soprattutto
sulle Arti Visive, a tal punto che, per designare l’entrata della dimensione temporale nello spazio pittorico, è stato coniato il termine Bergsonismo.
I Futuristi furono particolarmente interessati al tema della dimensione temporale, in particolare del tempo come durata e della velocità, quindi a scopo rappresentativo, l’adozione di tecniche e modi adeguati, come l’iterazione (fig. retorica come ripetizione) e la scomposizione.


Henri Bergson aveva affermato che i concetti scientifici stanno alla conoscenza intuitiva della vita, come un servizio fotografico di una città sta alla sua conoscenza diretta.
Tali concetti sopra espressi furono tradotti dal futurista Umberto Boccioni in Visioni simultanee del 1911 (olio su tela 75 x 75 cm ) e La strada entra nella casa (olio su tela 100 x 100 cm) opere con le quali egli rappresenta con forme e colori i motivi del frenetico dinamismo della città con tutte le forze dell’attività lavorativa che si manifestano attraverso una sorta di simultanea successione di eventi, in una fusione di movimenti, rumori, luci; è il caos e l’armonia della città in crescita che si evidenzia attraverso il ritmo della composizione di forme orientate in questo o in quel modo.
Siffatte costellazioni visive si mostrano sempre in modi diversi da un occhio che vede da diversi punti per conoscere in diversi modi.

Prof.Marco Polloni

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