La Zecca, Ottone I e Sant’Anselmo…

La Zecca di Lucca 650 -1843. In questo ambito nasce una professione nuova: “il mercator”(mercante), ossia colui che ha il compito di piazzare le merci. Non dipende da un signore, non ha terre, ma sfrutta le sue conoscenze e capacità con l’unico scopo di arricchirsi. Egli è colui che, più di ogni altro, incarna l’idea del profitto.

La moneta un tempo riservata a pochi, diventa una necessità per tutti. Il nuovo imperatore Ottone I (961-962) rinnova alla città di Lucca il diritto di battere moneta e di trarne profitti.

Anche dopo la sua morte la Zecca lucchese continua ad adottare il monogramma ottoniano come simbolo centrale della moneta. I pezzi riportano al dritto le due T legate ad H che, permettevano agli analfabeti di riconoscere la monete buona perché battuta a Lucca.

Il processo di trasformazione economica non fu rapido, ci vollero più di cento anni e solo sul finire del secolo XI iniziò a far sentire i suoi effetti.

Da quel momento i processi economici si svilupparono autonomamente, la politica non li condizionava più. Infatti, nella prima metà del XI secolo la politica coincise con i giochi di potere delle vecchie famiglie feudali che avevano interesse ad incoraggiare i mercati, alla base della loro sopravvivenza economica, dalla seconda metà del secolo sarà l’economia stessa a condizionare la politica con la nascita delle autonomie comunali.

Nel XI secolo la storia di Lucca si legò indissolubilmente a quella dei Marchesi toscani provenienti dalla casata dei da Canossa, potentissima famiglia di origini lucchesi e longobarde. I Da Canossa, proseguirono una politica filo-papale e trasformarono la città in un importante centro riformatore (il secolo XI fu dominato dalla lotta per le investiture e dalla Riforma Gregoriana). In questo periodo Lucca raggiunge il culmine della sua potenza ed importanza.

Un vescovo di Lucca, Anselmo da Baggio, viene eletto Papa con l’appoggio dei da Canossa, assumendo il nome di Alessandro II. Pur essendo pontefice mantenne per se la carica vescovile di Lucca (cosa mai accaduta prima), tornandovi più volte, questo testimonia l’importanza della Diocesi. Una chiave di lettura sta probabilmente nella profonda spaccatura all’interno del vescovato lucchese, da una parte il vescovo, i marchesi di Toscana e i grandi proprietari terrieri che alle concessioni vescovili dovevano la loro fortuna, dall’altra, i canonici della cattedrale di Lucca appartenenti probabilmente alle famiglie nobiliari cittadine che controllavano direttamente le restanti terre vescovili non concesse ai livellari laici.

La Riforma Gregoriana imponeva agli ecclesiastici di rinunciare a qualsiasi diritto personale sui beni della chiesa, ma i canonici non vollero saperne. Nel 1080, quando vescovo era Anselmo II da Baggio, nipote di Alessandro II, anch’egli votato alla causa riformatrice, provocarono una rivolta che coinvolse l’intera città e portò alla cacciata del vescovo. 

Edoardo Puccetti (storico lucchese)

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