Le Porte del Tempo…di Marco Polloni

Il tempo è una sorta di coscienza interna del mondo, la più antica concezione lo considera come l’ordine misurabile del movimento, una sorta di misurazione degli eventi secondo il prima e il dopo (Aristotele) che induce a riflettere sulle sue forme, cioè il passato, il presente e il futuro.

Dice però Agostino: << Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono, dal momento che il primo non è più, e il secondo non ancora? E quanto al presente, se fosse sempre presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma eternità.>> .

L’eternità trascende la realtà relativa alla dimensione del tempo e dello spazio. Ciò che trascende è oltre le Porte del Tempo per cui supera le  facoltà conoscitive dell’uomo. Per Kant, “trascendenteè ciò che sorpassa ogni possibile esperienza.

 Il termine eternità storicamente  ha due fondamentali significati:

1 – durata indefinita del tempo;

2 – intemporalità   come  contemporaneità.

Aristotele ha utilizzato entrambi i concetti, da un lato, infatti, il mondo fuori dal quale non c’è né spazio né tempo abbraccia l’intera estensione temporale ed è eterno. Dall’altro, le sostanze immobili, i motori dei cieli sono eterni nel senso di essere fuori dal tempo, ragion per cui non ne subiscono l’azione; tale distinzione ha lasciato un segno; Plotino identificò l’eternità con: <<ciò che persiste nella sua identità, che è sempre presente a se stesso nella sua totalità […..] perfezione indivisibile come quella di un punto in cui si uniscono tutte le linee […..] un punto che persista in se stesso nella sua identità e non subisca modificazioni, che esista sempre nel presente, senza passato né futuro, ma sia ciò che è e lo sia sempre>> (Enneadi III).

L’eternità è non tempo, un tempo zero che risulta dalla somma degli infiniti tempi , come dire, allora, che tutto ciò che esiste, è nell’eternità, una dimensione che non riusciamo a comprendere; dice ancora Agostino: <<….Vorrebbero conoscere l’eterno, ma la loro mente volteggia ancora vanamente nel flusso del passato e del futuro. Chi tratterrà e la fisserà,  affinché,  stabile per un poco, colga per un poco lo splendore dell’eternità sempre stabile, la confronti con il tempo mai stabile, e veda come non si possa istituire un confronto, come il tempo dura per il passaggio di molte brevi durate, che non possono svolgersi simultaneamente, mentre nell’eternità nulla passa ma tutto è presente, a differenza del tempo mai tutto presente; come il passato sia sempre sospinto dal futuro, e il futuro segua sempre il passato, e passato e futuro nascano e fluiscano sempre da Colui che è l’eterno presente…..>>. (Agostino – “Le Confessioni” – Libro XI).

Tommaso d’Aquino definisce l’eternità come una sorta di perfetto possesso di una vita senza limiti, dove non esiste né principio né fine, dove non c’è successione in quanto è un eterno presente; quindi l’eternità che è tutta simultanea, non è che l’infinito in atto, per cui, per tale condizione, la successione del tempo coincide nello stesso istante con la stessa eternità; non esiste passato né futuro, in quanto passato e futuro coincidono con l’istante presente: <<Prima del prima non c’è il prima; il prima assoluto è l’eternità>> (Niccolò Cusano).

In un certo senso apparteniamo all’eternità, ma per la nostra percezione, non ancora, perché viviamo condizionati dalle categorie dello spazio-tempo, che non permettono la pienezza percettiva dell’unità del tutto.

Prof.Marco Polloni

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