FENOMENISMO..di Marco Polloni

Nel linguaggio comune come in filosofia, la parola FENOMENO rimanda a qualcosa di eccezionale, ma è anche sinonimo di APPARENZA, ragion per cui il termine FENOMENISMO
designa quelle TEORIE GNOSEOLOGICHE per la quali noi NON possiamo conoscere la REALTA’ come veramente essa è in sé stessa, ma solo per come ci appare. Quindi la TEORIA
GNOSEOLOGICA limita le CAPACITA’ CONOSCITIVE alle sole parvenze esteriori, ossia quelle SENSIBILI (relative ai sensi), escludendo i NOUMENI (le cose in sé stesse); le quali, non
possono essere conosciute nella loro OGGETTIVITA’.
Il FENOMENISMO quindi, afferma l’esistenza di un DUALISMO : la REALTA’ e le NOSTRE IMMAGINI SENSIBILI, ossia quelle della realtà così come essa ingannevolmente ci appare
(nella tavola delle immagini vediamo => 2 figure spiraliformi: le 2 spirali continuano a sembrare uguali anche dopo una lunga osservazione e anche dopo aver verificato la disuguaglianza; in realtà la prima è ininterrotta da un estremo all’altro, mentre la seconda al centro si interrompe; è solo un esempio estremo di come il fenomeno, ossia ciò che appare a livello percettivo, non sia coincidente con la realtà. La via dei sensi risulta essere ingannevole.) Kant nella “ Critica della ragion pura” (1781) ammise la NATURA FENOMENICA di ogni CONOSCENZA UMANA e stabilisce che il SOGGETTO costituisce l’OGGETTO e non il contrario; questa trasformazione del RAPPORTO GNOSEOLOGICO (dal gr. : gnosi = conoscenza) di SOGGETTO e OGGETTO viene paragonata dallo stesso Kant alla RIVOLUZIONE COPERNICANA, la quale, rispetto al SISTEMA TOLEMAICO, inverte il rapporto tra il movimento della Terra e quello del Sole. Quindi in senso Kantiano le nostre PERCEZIONI FENOMENICHE trovano scaturigine dal fatto che deve esistere una REALTA’ NOUMENICA di cui è necessario affermarne sia l’esistenza che l’inconoscibilità.
Tale tipo di FENOMENISMO fu superato dai filosofi idealisti tramite l’annullamento del concetto kantiano di NOUMENO, ma Schopenhauer reagisce all’idealismo e lo accusa di non aver compreso il vero significato della contrapposizione tra FENOMENO e NOUMENO, quindi tra: APPARENZA e REALTA’. => Schopenhauer sostiene che il MONDO VERO e REALE rimane
nascosto alla percezione, esso ci appare solamente come dietro a un velo, il VELO di MAYA, deformato dalla ragnatela delle nostre strutture mentali, così che non vi sono elementi certi che ci permettono di distinguere la conoscenza acquisita nel sogno da quella acquisita nella veglia; per tale ragione ogni esperienza umana scientifica o artistica è sempre e comunque una
RAPPRESENTAZIONE, fugace, illusoria e sempre relativa al SOGGETTO PENSANTE.
Il rapporto tra APPARENZA e REALTA’, alla luce dell’approccio filosofico di Schopenhauer, si evidenzia ed è uno dei motori ispiratori della METAFISICA di De Chirico. Il MONDO intero è una scenografia, una RAPPRESENTAZIONE ILLUSORIA del soggetto pensante nella quale gli oggetti scelti rappresentano altro da sé (vedi: Il Grande Metafisico), il manichino non è un uomo ma lo rappresenta, così come l’ombra rimanda ad altro che non c’è; in sostanza la SCENA è come una sorta di ALLUCINAZIONE, un velo abbagliante che non permetta di vedere il vero mondo. De Chirico usa degli espedienti per mettere in crisi la normale percezione, questi riguardano non solo gli oggetti scelti, la luce, l’ombra, ma anche il senso dello spazio viene alterato, introduce ERRORI di PROSPETTIVA, nella quale i punti di fuga si moltiplicano ( vedi: Piazza d’Italia) e dove sono presenti non uno ma più orizzonti, a tal maniera da creare nel fruitore un senso DESTABILIZZANTE:
<<……..Eccoci all’aspetto metafisco delle cose. Deducendo si può concludere che ogni cosa abbia due aspetti: uno corrente, quello che vediamo quasi sempre e che vedono gli uomini in generale, l’altro lo spettrale o metafisico che non possono vedere che rari individui in momenti di chiaroveggenza e di astrazione metafisica, così come certi corpi occultati da materia impenetrabile ai raggi solari non possano apparire che sotto la potenza di luci artificiali quali sarebbero i raggi X ……..>>. (De Chirico).


=> René Magritte dimostra invece L’INGANNO DEI SENSI con opere (vedi: La Condizione Umana) che rappresentano l’ambiguità, come fossero uno SPECCHIO INGANNATORE, al quale
ogni spettatore è messo di fronte. Per Magritte, l’arte è, per essenza, separata dalla realtà, e proprio tale frattura le conferisce la capacità di far vedere ciò che non è. Nella presente opera, la logica con cui le cose sono presentate, va contro ogni convenzione; sono combinati insieme SENSO e NON – SENSO, la rappresentazione diventa sovversiva e destabilizzante, in contrasto con le consuetudini, e tende a tirare fuori il segreto di ciò che essa dissimula e nasconde e che solo l’intervento dell’arte e del pensiero permette di svelare.

Dal PUNTO DI VISTA FENOMENICO Magritte dimostra che non ci si trova mai di fronte ad un evidenza, la vista e la mente sono sempre in una CONDIZIONE INGANNEVOLE, condizionate dalle anticipazioni, dai pregiudizi dalle condizioni fisiche e metafisiche del soggetto, non basta voler vedere, sentire o capire; fare un esperienza vera senza lasciarsi confondere da particolari soluzioni, nessuna delle quali è vera, costituisce una difficoltà.
Opere di tal genere pongono il fruitore nella dimensione di una sorta di DUBBIO PERCETTIVO, che non permette né di accettare, né di rifiutare; né affermare né negare; in tali casi lo spettatore si trova in conflitto con la predisposizione naturale, consapevole di non trovarsi mai di fronte al FENOMENO nella sua evidenza, deve quindi neutralizzare la falsa condizione di partenza, ossia quell’insieme di convinzioni, certamente utili, alla dimensione quotidiana della vita.

Prof.Marco Polloni

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